venerdì 26 febbraio 2010

ECOLOGIA : CHE FINE FAREMO ?


Quanti di voi avete sentito parlare di motori alternativi,
motori alimentati ad alcool, a rifiuti o ad acqua o, carburatori
che promettono di fare centinaia di chilometri con quattro litri
di benzina, o di motori elettrici o magnetici con una durata
praticamente infinita. Voi non li conoscete perchè se dovessero
entrare in uso porterebbero alla rovina le compagnie petrolifere.
L'idea del motore a combustione interna è considerata
superata da almeno 50 anni, ma la pressione dei cartelli petroliferi
e le normative di governi corrotti ci costringono ad usare la benzina
da oltre un secolo. Le grosse società sono le principali responsabili
della distruzione dell'acqua che beviamo, dell'aria che respiriamo
e del cibo che mangiamo. Loro non si preoccupano del mondo che distruggono,
ma solo dei soldi che possono ricavarne. Quante maree nere potremo sopportare
ancora, milioni di litri di petrolio stanno distruggendo l'oceano e le forme di vita
che lo popolano, tra queste c'è il Plancton, che fornisce tra il 60 e il 90%
dell'ossigeno della terra e da cui dipende l'ecosistema marino, che è una componente
essenziale delle riserve di cibo del nostro pianeta. Ma il Plancton sta morendo.
Allora mi sono detto : "Andiamocene in qualche paese sperduto della terra, uno
qualsiasi basta che sia lontano ". Ma facendo qualche piccola ricerca, ho scoperto
che questa gente fa commercio di rifiuti tossici in tutto il mondo.
La legge dice : "Nessuna società può esssere multata per più di 25mila dollari al
giorno", ma una compagnia guadagna più di 10 milioni di dollari al giorno, scaricando
tossine letali nell'oceano il guadagno è assicurato. Condizionano stampa e televisione
e, grazie a loro le nostre menti. Hanno fatto diventare un reato difendere le proprie
ragioni e, se lo facciamo ci definiscono pazzi provocatori. Siamo infuriati perchè
siamo danneggiati a livello chimico e genetico in un modo incredibile. Purtroppo i
nostri figli pagheranno le conseguenze. Quando andiamo a lavorare vediamo la nostra
auto e l'auto di fronte a noi, emettere gas nocivi e velenosi che si accumulano
nel nostro organismo, questi veleni ci uccideranno lentamente anche se gli effetti
non sono visibili. Quanti di noi avrebbero creduto 20 anni fa che un giorno non saremo
stati in grado di vedere a 15 metri dal nostro naso, che non avremmo potuto fare un
respiro profondo perchè l'aria sarebbe stata un concetrato di gas velenosi, che non
avremmo più potuto bere dai nostri rubinetti, che avremmo dovuto comprare acqua
in bottiglia. Siamo stati privati dei diritti più comuni e sacrosanti, purtroppo la
nostra realtà è così drammatica che nessuno vuol sentirne parlare. Cosa possiamo fare ?
Credo che abbiamo un gruppo di persone che possono rappresentare noi anzichè le grosse
imprese, queste persone non devono permettere l'introduzione nel nostro ambiente,
di tutto ciò che non sia assolutamente biodegradabile o che non possa essere
neutralizzato chimicamente in fase di produzione. Ancora una cosa, fino a che inquinare
l'ambiente sarà un affare redditizio, società e singoli individui continueranno a fare
quello che vogliono, noi dobbiamo costringere queste società a operare in modo sicuro
e responsabile nell'interesse di tutti e se non lo faranno riprenderci le nostre
risorse e fare ciò che riteniamo più giusto nel cuore e nella mente.

Che fine faremo ?

Incominciamo ad affidarci a gente che ha delle idee ben chiare su come procedere su ecologia, energia, rinnovabili, economia, strutture, scuola pubblica ecc.ecc.

guarda questo video.

http://www.youtube.com/watch?v=iKSunap9lFQ

mercoledì 24 febbraio 2010

ECOLOGIA : DISASTRO AMBIENTALE


Ecco un altro disastro ambientale, questa volta accade nel fiume Lambro in territorio lombardo vicino a Monza,ancora una volta la causa dell'inquinamento è il PETROLIO. Più di 600.000 litri di PETROLIO finiti nel fiume causando la morte di migliaia di specie di animali e vegetali, l'ecosistema purtroppo è severamente danneggiato e chissà per quanti anni si porterà le incombenze di questo che oggi è chiamato "progresso".
Vi riporto l'articolo apparso su LA STAMPA di cui vi linko l'indirizzo
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201002articoli/52560girata.asp

«Un disastro ambientale»: è questo il termine usato dalla Provincia di Milano per definire la marea nera di gasolio e petrolio uscita dal serbatoio di una raffineria vicino a Monza, e finita nel fiume Lambro. Sembra si tratti di un atto doloso. Certo è in corso una strage di anatre e germani, e l'onda velenosa, composta da 600 mila litri di idrocarburi, sta per raggiungere il Po. Le prime anatre morte sono state raccolte persino al parco Lambro a Milano . I tecnici parlano di «bomba ecologica». La Provincia di Milano ha individuato tre centri di smaltimento per le autobotti cariche di liquidi inquinanti ufficiale: gli interventi di bonifica per il carburante che si è sparso nel fiume Lambro: aMelegnano, presso il consorzio Cosint, a Sesto San Giovanni e a San Zenone al Lambro dal gruppo Marazzato. Una volta recuperato dall’acqua con le idrovore, il carburante verrà stoccato nella raffineria Eni di Sannazzaro De Burgondi.

Legambiente parla di «disastro ambientale senza precedenti per l’ecosistema del fiume Lambro che ne pagherà a lungo le conseguenze». Si tratta di uno «dei più gravi disastri ambientali verificatisi in Lombardia», anche perché «potrebbe avere conseguenze di lungo periodo, considerata la messa fuori servizio del grande depuratore di Monza San Rocco, che tratta le acque fognarie di oltre mezzo milione di brianzoli». «Qualunque ne sia la causa, accidentale o dolosa - sottolinea Damiano Di Simine, presidente regionale di Legambiente- questa nuova catastrofe torna a mettere in luce l’insufficienza della prevenzione dei rischi industriali».

Ieri il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi ha convocato in Prefettura tutte le componenti dell’organismo di soccorso, per approntare le prime misure idonee a contenere i danni ambientali. A Stamane il forte odore di gasolio che si sprigiona dalle acque del Lambro inquinato ha raggiunto anche l’intero abitato di Lodi, con disagi e proteste degli abitanti.

Guarda su questo video com'era la bellezza del fiume Lambro. Come sarà ora ?

http://www.youtube.com/watch?v=lwQlnbJ9HHI

ECOLOGIA : LE RINNOVABILI


Oggi parliamo di energie rinnovabili che, secondo gli esperti sono un importante passo avanti nella lotta ai gas serra, inquinamento, emissioni CO2 ecc.
Importanti delucidazioni ce li fornisce Tiscali scienza di cui fornisco il link
http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/02/23/nucleare_intervista_daguanno.html
che ha intervistato il Professor Bruno D'Aguanno, direttore del programma di " ENERGIE RINNOVABILI " del CRS4.

"Risparmio e autoproduzione: ecco perché la soluzione energetica passa per le rinnovabili"di Antonella Loi". Ma l'Italia ha veramente bisogno del nucleare? Il dibattito su una strada già tracciata è quanto mai aperto. E pazienza se il fronte del "no" è trasversale e pressoché unanime. Del resto lo ha detto anche Obama, annunciando il suo dietrofront rispetto a quanto sostenuto in passato: "Costruiremo altre due centrali nucleari". Assicurando poi, tra lo stupore generale, che "il nucleare è un'energia pulita". Grasso che cola per i sostenitori dell'atomo. Permettete il beneficio del dubbio. Che proviamo comunque a fugare, chiedendo al professor Bruno D'Aguanno, direttore del programma di “Energie Rinnovabili” del CRS4 (il suo laboratorio sta sviluppando impianti solari termodinamici a concentrazione ndr), e già professore associato nei Dipartimenti degli Stati Condensati della Materia dell’Università di Costanza e di Berlino, se è proprio vero che, come dice il presidente Usa, c'è bisogno del nucleare. "Lavoro sulle energie rinnovabili, potrei essere di parte", dice.Corriamo il rischio.
"La risposta la danno i numeri. Ritengo che questa sia una scelta a tempi lunghi, dove tempi lunghi possono essere decine di anni, ma sono anche tempi brevi, estremamente brevi per quanto riguarda la storia dell'uomo e della sua capacità di produrre energia. In altre parole risorse scarse, tempi di realizzazione lunghi: è una scelta completamente folle, non esistono spiegazioni diverse".E Obama dove lo mettiamo?
"Ho l'impressione che questa sia solo una risposta di tipo economico: le economie trainanti come quelle di Cina o India costruiranno delle centrali. La tecnologia chi ce l'ha? Tra gli altri gli americani. Capiamo bene che perdere questa fetta di mercato sarebbe estremamente svantaggioso. Quindi sono scelte di carattere puramente economico. Obama contemporaneamente produce le energie rinnovabili, molte installazioni di solare termodinamico si trovano proprio negli Stati Uniti. Dal punto di vista globale poi è contraddittorio quello che sta accadendo sul nucleare. Globalmente si vede che non c'è una volontà precisa sul nucleare. Gli Usa, semplicemente, non vogliono perdere fette di mercato. A mia opinione, in definitiva, il nucleare è una scelta perdente".Perché perdente?
"E' facile fare i conti. Tanto per cominciare sulle riserve di uranio residue, materia prima per il funzionamento delle centrali. Ebbene, l'uranio è in esaurimento. E' una sorgente fossile come il petrolio e come questa si può misurare: le stime dicono che c'è uranio per altri 100 anni, a questo ritmo di consumi però. Appena arriveranno Cina e India le cose cambieranno. Ma poi i conti precisi sono poco importanti: il discorso che bisogna fare è se ci sono tempi brevi di esaurimento. E in questo caso ci sono".Poi c'è l'apetto della tecnologia utilizzata dall'Italia che, dicono gli esperti, rischia di diventare obsoleta ben prima della nascita delle centrali.
"C'è chiaramente anche quel pericolo. Ma è secondario: il fatto è che si deve tener conto dei tempi. Se non investiamo sulle rinnovabili, continueremo comunque ad impiegare fonti fossili che sono in esaurimento. Aspettando il nucleare continuando a consumare le fossili si mette il Paese in grande difficoltà: non possiamo permetterci il lusso di non cambiare da oggi tutto il sistema energetico, aspettando le centrali nucleari. Non c'è più tempo".Questo è un muro di gomma: perché in Italia manca la capacità di fare un piano energetico a lunga scadenza?
"La situazione italiana oggi è di enorme stallo in tutti i campi, non si riesce mai a portare avanti progetti importanti: l'Italia è vittima della sua enorme burocrazia. E questo è un evidente svantaggio. Tutti gli altri fanno passi avanti. Si pensi alla Germania, che rispetto all'Italia ha un'insolazione ridicola, già sta facendo grandi progressi nel solare e nell'eolico. Anche la Merkel sembra stia riaprendo al nucleare ma sono più 'forse' che scelte reali. In Italia siamo patologici per l'incapacità di lanciare nuove iniziative, non c'è niente da fare. Significa che gli altri progrediscono sulle rinnovabili, imparano a gestirle. Noi ancora una volta indietro, arriveremo tardi e, di conseguenza, saremo soggetti a tutte le oscillazioni di prezzo delle fonti fossili. E quando sarà la volta delle rinnovabili dovremo comprare anche quella tecnologia".Ma in un'ottica di sistema energetico integrato, il nucleare ci sta o non ci sta?
"Dal mio punto di vista non ci sta come impiantistica. E pure Rubbia lo ha detto: no alle centrali, sì alla ricerca sul nucleare. Questo è fondamentale, la ricerca va fatta perché questa tecnologia non è sostenibile ma dobbiamo capire che il nucleare va sviluppato per cercare di capire meglio se un nucleare sarà possibile in futuro. Quindi la ricerca va assolutamente fatta. La realizzazione di queste centrali assolutamente no. Se io volessi realizzare tutta la potenza di cui necessita la Terra, mi pare 15 terawatt, solo con il nucleare, le risorse sparirebbero in cinque anni. E poi non dimentichiamo che al combustibile fossile come il petrolio è legato il nostro stile di vita, plastica, gomma, olii combustibili eccetera. Per questo bisogna capire se un nucleare è possibile nel futuro.".Allora fonti energetiche con materie prime non finite?
"Esatto, dal punto di vista dell'esauribilità, per esempio la fonte solare è illimitata. Non si capisce perché non si percorra questa strada".Non si capisce?
"Globalmente sono problemi di transizione. Se debbo passare da una società basata sul petrolio ad un'altra basata su altre fonti energetiche, nel momento della transizione ci sono sempre delle variazioni drastiche, potrebbero cambiare gli attori. E' chiaro quindi che c'è una resistenza da parte degli attori che rischiano di perdere il controllo delle fonti energetiche. Ci sono i colli di bottiglia, bisogna superare gli ostacoli. E non è cosa semplice, capisce? Quando le multinazionali cominceranno a capire che ci può essere un ruolo anche al di là del petrolio, quel processo potrà accelerare. Il punto è che passando alle fonti rinnovabiliti, cambia completamente la gestione delle fonti energetiche".Una nuova gestione delle fonti cosa comporta?
"Si ha un passaggio dalle grosse installazioni alle piccole installazioni. Salta la centralizzazione della produzione energetica. Mi spiego: la produzione basata sulle sorgenti fossili avviene attraverso centrali di grande installazione. La centrale nucleare sta nell'ordine dei gigawatt, 8mila euro per chilowatt installato poi altrettanti per disinstallarle. Sono costi estremamente grandi per centrali giganti. Tutto è centralizzato, controllato e gestito in una certa maniera".Al contrario invece delle fonti rinnovabili.
"Esatto, le centrali delle rinnovabili sono più piccole e ovunque. Per esempio in Germania c'è il vento e quindi ecco impianti eolici, in un altro posto c'è il sole, o il mare, o le biomasse e così via. Le fonti rinnovabili sono distribuite secondo il principio della parcellizzazione per loro stessa natura. Badiamo bene che anche il singolo può diventare produttore. Come potrebbero quindi le multinazionali controllare la produzione energetica? Per questo motivo le spinte per il passaggio alle rinnovabili debbono partire da basso, non c'è altra soluzione. Solo così si possono convincere i governi".Spesso il termine energia "pulita" viene abusato. Il nucleare è pulito?
"Il nucleare è pulito nel senso che non emette Co2, ma produce scorie radioattive. Il nucleare è tutt'altro che pulito. Ma entrando nel merito del termine, le energie pulite in senso assoluto non esistono. Si pensi al fotovoltaico che per produrre i pannelli ha bisogno di acqua ma anche di cianuro. Se quindi volessi produrre energia elettrica solo dal fotovoltaico, non potremmo farlo perché il cianuro non è infinito e potenzialmente molto inquinante. Altro esempio le celle a combustibile sulle auto: non stiamo inquinando stiamo solo utilizzando idrogeno. Cosa c'è di meglio? Ma ci siamo chiesti quanto platino ci vuole per ognuna di queste celle? Insomma tanti elementi chimici potenzialmente inquinanti. Senza attenzione potremmo fare danni ben peggiori".Quindi professore, la soluzione qual è?
"La soluzione è che comunque vada dobbiamo investire sulle energie rinnovabili e ciascuno di noi deve diventare autoproduttore. Tutti infatti abbiamo una casa e la casa può produrre anche più energia di quanta necessiti. Ma poi la cosa fondamentale è che dobbiamo pure imparare a risparmiarla questa energia perché se facciamo un uso smodato combineremmo disastri. Comunque vada".Il risparmio è una soluzione?
"Certo e pare che tutti ne abbiamo la coscienza, ma nessuno lo fa. Il risparmio è importante perché se lei mi porta il consumo della casa dal consumo attuale a un decimo, ha già liberato tanta energia in un'ottica globale rispetto a quella che consumiamo adesso. Purtroppo non siamo ancora responsabilizzati. E siamo ancora modellati sulla mentalità del consumo tipica della produzione energetica da combustibile fossile".Come dire che prima della rivoluzione energetica serve quella culturale?
"Ma certo. Educazione all'uso responsabile dell'energia, basata sulle fonti rinnovabili e sull'autoproduzione. Da dove si comincia?
Dall'inventario sulle risorse energetiche rinnovabili che esistono sul proprio territorio. E da qui un uso responsabile rispetto alle risorse a disposizione. Il concetto di risparmio è una derivazione di questa responsabilità".Stupisce però che le rinnovabili spesso dividano più che unire. Si pensi all'eolico contro cui anche gli ambientalisti si sono scagliati.
"E' la solita politica che deriva dalla sindrome di Nimby (Not in my backyard), che si facciano ma non nel mio territorio. Perché di nuovo sto utilizzando le rinnovabili con il principio della grossa industria: arrivano i grossi imprenditori, magari da fuori, comprano il mio territorio e mi mettono la pala eolica in giardino. Che vantaggio ottengo? Nessun vantaggio visibile: cioè devo sopportare il peso, l'impatto ambientale, senza ottenere nessun beneficio. Il problema è che il cittadino che vive nel territorio non viene mai coinvolto né nella scelta, né ne trae benefici. Una riduzione del costo sulle bollette, per intenderci: ricadute immediate sulla collettività. Sono le comunità locali che devono decidere, secondo il principio democratico".Ma qualcuno ha provato a mettere le pale eoliche anche nei crinali di montagne all'interno dei parchi naturali. Il paesaggio secondo lei è un bene ambientale degno di tutela?
"Certo che lo è, ma sono le comunità locali che devono decidere dopo aver conosciuto attraverso il dibattito costi e benefici. La decisione non spetta né agli ambientalisti né alla grossa industria: entrambi tutelano altri interessi rispetto a quelli della comunità".19 febbraio 2010

Guarda anche questo video molto interessante

http://www.youtube.com/watch?v=5pWvwUgKmwk

martedì 23 febbraio 2010

ECOLOGIA : Ecosistemi, la nebbia sta sparendo



Pubblico un articolo apparso su Tiscali scienza di cui riporto il link http://notizie.tiscali.it/articoli/scienza/10/02/allarme-ecosistemi-scompare-nebbia.html
Allarme ecosistemi, scompare la nebbia: in Val Padana -35% in venti anniLa nebbia scompare, vittima dei cambiamenti climatici: la Pianura Padana ne regista una riduzione del 30-35% in 20 anni mentre sulle coste statunitensi si è calcolato che ogni giorno è presente tre ore di meno. E si parla di allarme ecosistemi. A dirlo negli Stati Uniti sono stati i ricercatori dell'Università di Berkley che hanno evidenziato come questo cambiamento potrebbe incidere negativamente sul benessere delle foreste. Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha sottolineato come la drastica riduzione della nebbia, accompagnato da un aumento della temperatura media, possa causare ripercussioni negative sulle foreste di sequoie che popolano la costa orientale degli Stati Uniti: la nebbia, riuscendo a prevenire la perdita di acqua dagli alberi, svolgeva un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'ecosistema costiero, che adesso si trova in "serio" pericolo.Dalle analisi effettuate lungo la costa orientale degli Stati Uniti è stato evidenziato che, solo nell'ultimo secolo, in estate è stata riscontrata una perdita giornaliera di nebbia di circa tre ore. Un evento questo che i ricercatori ritengono 'pericoloso' per il benessere ambientale: sequoie, animali e piante, non potendo piùcontare sul particolare clima umido delle zone costiere, non riescono a continuare il naturale processo di rigenerazione.Ma il fenomeno è "ben visibile" anche in Europa: in Italia la nebbia è in netta regressione ed è stata calcolata una riduzione del 30-35 per cento negli ultimi 20 anni in Pianura Padana, catalogata, fino agli anni '90, come una delle zone piu' nebbiose del mondo. "Da quell'anno in poi non sono stati più registrati i picchi massimi e i giorni di nebbia si sono notevolmente ridotti anche se gli ultimi due anni hanno fatto registrare un ritorno a una situazione simile agli anni '60-'90", ha raccontato Giampiero Maracchi ordinario di clima tologia all'Università di Firenze. "Il periodo tra gli anni '60 e '90 è stato caratterizzato da valori medi di nebbia molto elevati - ha spiegato Maracchi -mentre poi la media '80-'99 è caratterizzata già da una fase di cambiamento della circolazione atmosferica e del clima".Foreste a rischio - I ricercatori Usa grazie alle informazione su visibilità, vento e temperatura concesse dagli aeroporti, hanno attribuito la causa alla 'notevole' diminuzione, nel corso degli anni, della differenza di temperatura tra costa e interno del Paese. Processo questo che ha implicato, secondo le analisi, un calo del 33% degli eventi nebbiosi. Un esempio del cambiamento è stato registrato tra l' università di Berkley, nella Baia di san Francisco, e la città di Ukiah a nord della California: all'inizio del 20/o secolo si stimava una differenza diurna di temperatura di 17 gradi fahrenheit, mentre oggi sono solamente 11."I dati - ha affermato James A. Johnstone, autore dello studio - supportano l'idea che la nebbia costiera della California del Nord è diminuita in connessione al calo del gradiente di temperatura tra costa e interno. Nonostante sia basso il rischio che le sequoie mature muoiano a titolo definitivo, questo processo può intaccare fortemente il reclutamento di nuovi alberi: andando a cercare altrove acqua, alti tassi di umidità e temperature più fresche - ha concluso Dawson - si avranno effetti sull'attuale gamma di sequoie, piante e degli animali che vivono in questi fragili ecosistemi".I cambiamenti climatici potrebbero avere comunque un effetto positivo "imprevisto": diminuiscono il numero delle vittime della strada. In questo caso non si parla soltanto di nebbia, ma anche di ghiaccio, neve e pioggia. A sostenere questa tesi, comunque supportata dai dati, è uno studio dell'università di Goteborg, che ha esaminato il legame tra strade ghiacciate e incidenti: applicando le previsioni sull'aumento della temperatura è emerso che si potrebbe avere fino al 40% in meno di vittime. Lo studio ha esaminato le condizioni invernali delle strade in alcune zone della Svezia e delle West Midlands, in Gran Bretagna, prendendo in considerazione tutte le situazioni pericolose create dal ghiaccio. Successivamente è stato calcolato quanti giorni in meno di gelate si potrebbero avere se le previsioni sul riscaldamento globale si avvereranno.Proiettate al 2080, le nuove condizioni danno un calo drastico delle giornate con strade gelate, che ad esempio nelle Midlands passerebbero da 69 l'anno a 28. Questo produrrebbe un calo degli incidenti del 43%, e anche una diminuzione della spesa per il mantenimento delle strade del 38%. "Ovviamente questo non vuol dire che si potrebbe guidare come d'estate - spiega Anna Andersson, autrice della ricerca - ma di sicuro le strade ghiacciate sono un fattore di rischio molto alto, che diminuira''.

domenica 21 febbraio 2010

ECOLOGIA : LA FORESTA BOREALE DEL CANADA


Ormai da qualche anno è iniziata la deforestazione anche del secondo più grande polmone del mondo, la foresta boreale del Canada. Perchè ? Perchè sotto gli alberi, la regione dell'Alberta è ricca di sabbie bituminose, cioè PETROLIO.
Nella zona si estendono vaste aree dissodate, in cui enormi macchine abbattitrici, segano un albero dopo l'altro. Dappertutto si vedono buche grandi come campi di calcio. Per 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 scavatrici, abbattitrici, camion e autobus sono in continua attività. Le scavatrici, con un rumore assordante fanno penetrare le loro pale fino 100 metri sotto terra sollevando materiale catramoso in blocchi per poi caricarlo su grandi camion. Ogni camion può caricare oltre 300 tonnellate di materiale. Uno dietro l'altro, i camion si avviano verso l'impianto di frantumazione.
Una volta raggiunto l'impianto di frantumazione, il materiale viene sbriciolato al ritmo di oltre 10.000 tonnellate l'ora. Viene poi fatto passare attraverso l'impianto di estrazione, dove grazie all'aggiunta di acqua, soda caustica e altri solventi,viene dissociato nei vari componenti. Ogni giorno le più grandi compagnie petrolifere del mondo complessivamente estraggono più di 1,5 milioni di barili di petrolio dalle sabbie bituminose del Canada. Per il futuro le compagnie del petrolio prevedono un investimento di circa 90 - 100 miliardi di dollari a fronte di una maggiore produzione di barili al giorno.
La foresta, grande circa come il Bangladesh, sta morendo piano piano a causa dell'inquinamento prodotto dalla lavorazione del petrolio, i corsi d'acqua e i laghi naturali della zona sono diventati le tombe della fauna acquatica, mentre nell'aria vengono riversati enormi quantità di gas serra, facendo registrare un innalzamento verticale dei casi di cancro tra la popolazione canadese della zona. A questo punto ci chiediamo: ma quanti barili di petrolio può valere una vita umana ?
Invito tutte le persone che leggeranno questo post a cliccare sul titolo per vedere un video prodotto da greenpeace con testimonianze scioccanti.
Clicca sul titolo

sabato 20 febbraio 2010

ECOLOGIA : CHE COS’È UN ECOSISTEMA?


Una comunità di organismi che vivono in una particolare area, e hanno a disposizione un particolare tipo di terreno, una certa quantità di luce e di acqua, forma quello che gli scienziati chiamano ecosistema.

Un ecosistema è dunque un piccolo mondo che ha caratteristiche particolari: può essere piccolo come la cavità di un albero riempita d’acqua, oppure grande come una foresta. Può ospitare pochissime specie, oppure ne può ospitare centinaia o migliaia, come un oceano o una foresta tropicale.

Gli ecosistemi.

Nessuna creatura al mondo vive in modo completamente autonomo. Ogni organismo vivente dipende infatti dall’ambiente circostante, dalle piante e dagli animali che ha intorno.

Prova a pensare: quando si compra una pianta da piantare in giardino, si chiede al venditore dove è meglio sistemarla, se preferisce stare all’ombra o al sole, di che tipo di terreno ha bisogno e di quanta acqua, e se ha “nemici” come insetti e lumache. Quel giardino, insomma, è un piccolo mondo che può offrire alla pianta un certo tipo di terreno, una certa quantità di nutrimento e di acqua, certi esseri viventi e così via. Se queste precise caratteristiche sono adatte alla pianta, essa potrà entrare a fare parte di quel piccolo mondo.

Guarda questo video tratto dal film " sfida tra i ghiacci "
clicca sul titolo del post

giovedì 18 febbraio 2010

Ecologia : Lo scioglimento dei ghiacciai


Le immagini diffuse qualche tempo fa da Greenpeace ci hanno fatto vedere con i nostri occhi la portata dell'emergenza. Ma a tornare sulle catastrofiche conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai e dell'innalzamento della temperatura è ora il WWF con il rapporto Artic Climate Feedbacks: Global Implication redatto in collaborazione con alcuni tra i più accreditati nomi della scienza del clima e presentato nel corso della Terza Conferenza Internazionale sul clima dell'Organizzazione metereologica mondiale a Ginevra.
A volte, i piccoli segnali colpiscono più di quelli su grande scala. E a colpire il pubblico di delegati al vertice sul clima sono le foto dell’effetto di una scia di passi di un ignoto camminatore sulla coltre di ghiaccio groenlandese. Attorno a quei piccoli segni neri, dove la polvere si deposita maggiormente, si fondono vere e proprie buche, che poi diventano crepacci. Fa troppo caldo, basta un nulla per ampliare gli effetti del cambiamento climatico.
Nel 2100, il livello degli oceani crescerà di oltre un metro, mettendo in pericolo le popolazioni che vivono vicino alle coste, ha messo in guardia l’organizzazione ambientalista in uno studio pubblicato oggi. «Attualmente, l’Artico si riscalda due volte più in fretta della Terra, il che costituisce una minaccia per l’intero pianeta», ha affermato il responsabile delle politiche ambientali del Wwf in Svizzera, Patrick Hofstetter, citato in un comunicato.
Entro la fine di questo secolo il Polo Nord, sinonimo di ghiacci eterni, di temperature estreme e di venti violentissimi, potrebbe non esistere più. E il mare prenderebbe il totale sopravvento. È questo il risultato di uno studio realizzato dalla Nasa secondo il quale i ghiacci del polo artico si stanno sciogliendo a una velocità che li vede diminuire del 9% ogni dieci anni. Nel 2002 la loro estensione è stata la più ridotta da quando vengono raccolti dati dai satelliti. Se questo andamento continuerà in futuro, alla fine del XXI secolo l’interazione tra le acque più calde dei mari circostanti e l’aumento della temperatura terrestre li avrà fatti scomparire del tutto.

Guarda il video cliccando sul titolo del post.